Obesogeni e ambiente obesogenico.

Senza cattiveria, ogni tanto mi capita di guardare sgomenta un obeso e pensare: Com’è possibile?
Da anni sentiamo qualche medico (severo) ammonire che la percentuale di obesità per patologie (e non per un’alimentazione sbagliata) è veramente bassa, in pratica molti utilizzano la scusa di una disfunzione ormonale per coprire un problema di volontà o di autostima. Ma come? Io credo fermamente che per un motivo o per un altro (non solo estetico, ma anche di funzionalità, stile di vita, salute) nessuno si sieda a tavola o anche solo apra il frigorifero dicendo: “Voglio diventare obeso!”. L’argomento è molto complesso e collegato alla mente non meno che al corpo. In effetti, le cause dell’obesità non sono ancora tutte note. Gli studi stanno solo iniziando a capirci qualcosa, nonostante decenni e decenni di indagini. L’obesità rimane in parte misteriosa… e beffarda.

 

Ancora un’altra sorpresa. Ci sono sostanze chimiche negli alimenti e nell’ambiente che favoriscono l’obesità. In che modo? Mimano l’azione di alcuni ormoni del nostro corpo, quelli che fanno ingrassare (inviando alle cellule messaggi per immagazzinare i grassi, aumentando il numero delle cellule adipose stesse, abbassando le calorie bruciate) o avvertire fame (scompigliando i sistemi di regolazione dell’organismo, ad esempio la leptina)!

Sono chiamati “obesogeni” o anche interferenti endocrini (“endocrine disrupters”). Un ambiente dove si insidiano uno o più di questi interferenti è un ambiente “obsenogenico” cioè “favorisce l’obesità” (insieme ad altre caratteristiche, come la concentrazione di fast-food e take away e la difficoltà di camminare a piedi).

Gli obesogeni sono studiati da un bel po’ e l’articolo dove fu coniato il termine è del 2005 (scritto dai ricercatori Felix Grün e Bruce Blumberg)-

 

Dove sono e quali sono gli obesogeni nella vita di tutti i giorni?

 

Nell’acqua di rubinetto: atrazina

Negli alimenti industriali (con una diffusione come la gramigna, in dolci e salati!): lo sciroppo di glucosio-fruttosio (HFCS)

Nei funghicidi: tributylin

Nel tabacco e in alcuni insetticidi: nicotina

Nel suolo, nell’acqua, nell’aria, in piccole concentrazioni nel cibo (in alcune proteine in polvere contaminate): arsenico

Negli alimenti vegetali (ecco perché è fortemente promosso il “biologico”): pesticidi

Nei farmaci: sostanze tipo gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina

Nei contenitori per alimenti fatti con bisfenol-A (BPA): appunto il BPA, che passa negli alimenti o viene assorbito dal corpo se maneggiate spesso e a lungo tali contenitori.

In molti prodotti tipo tendine per doccia o profumi: ftalati

Nelle padelle antiaderenti: teflon e PFOA (acido perfluoroottanoico)

Come proteggersi dagli obesogeni?

 

Per la dispensa:

Comprare carni e pesci privi di ormoni e antibiotici. Al supermercato si traduce in biologico, nutrito al pascolo, ecc. Probabilmente manzo e suino nutrito al pascolo, pollo allevato a terra e salmone selvatico sono le scelte più sicure. Tant’è.

Per la cucina:

Non usare contenitori per alimenti con BPA (leggere scatola o etichetta oppure controllare se c’è stampigliato sul contenitore stesso).

Non fare riscaldare le bottiglie di plastica (tipo lasciare al sole diretto in auto) perché passa più BPA nell’acqua.

Non mettere i contenitori in plastica con BPA nel microonde.

Evitare le padelle antiaderenti soprattutto con Teflon e PFOA (acido perfluoroottanoico). Se le usate, mai armeggiare con utensili di metallo che possono graffiare la superficie e permette il rilascio degli obesogeni.

Per la casa:

Evitare gli air freshener.

Evitare materiali e vernici con le sostanze incriminate.

 

Se non conoscete le sostanze e volete saperne di più, fate una ricerca con Google. C’è da imparare!

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